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Più imprenditore o “Paron”? In aiuto il temporary management

  • Immagine del redattore: Luigi del giacco
    Luigi del giacco
  • 9 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

il paron

el calcio italiano c’è stata una figura che racconta molto bene un certo modo di guidare le organizzazioni: Nereo Rocco, soprannominato “il Paron”. In dialetto triestino la parola paron significa padrone, e nel suo caso non era soltanto un soprannome affettuoso. Descriveva perfettamente il suo modo di stare in panchina. Rocco era l’uomo che decideva, che proteggeva la squadra, che teneva insieme lo spogliatoio e che aveva l’ultima parola su tutto. Era autorevole, diretto, spesso ironico, ma soprattutto era il punto di riferimento assoluto.

Ed è importante dirlo subito: il Paron vinceva. Con il AC Milan conquistò scudetti e Coppe dei Campioni, portando il club ai vertici del calcio europeo. Il suo metodo funzionava perché era profondamente radicato nella cultura del tempo: una guida forte, riconoscibile, quasi paterna, capace di tenere tutto sotto controllo.

In fondo è lo stesso modello che ha caratterizzato per decenni moltissime imprese italiane. Il paron dell’azienda è spesso il fondatore, la persona che ha iniziato da zero, che conosce il mestiere meglio di tutti, che ha costruito relazioni con clienti e fornitori e che ha portato l’impresa ai primi successi. È colui che ha fatto sacrifici, che ha rischiato in prima persona e che spesso ha sviluppato un’intuizione straordinaria per il mercato. Senza queste figure molte aziende non sarebbero mai nate.

Il punto, però, non è se il Paron abbia avuto successo. Molto spesso lo ha avuto. Il punto è quando quel successo è avvenuto e in quale contesto. Come nel calcio degli anni Sessanta, anche nell’economia di allora il sistema era più semplice, più diretto, meno complesso. Il mercato era locale o nazionale, la concorrenza più prevedibile, l’organizzazione aziendale meno articolata. In quel mondo il modello del Paron funzionava benissimo perché tutto poteva davvero ruotare attorno a una persona.

Il problema emerge quando quell’impostazione rimane identica mentre il contesto cambia. In molte aziende il fondatore continua a essere il centro di ogni decisione. Le scelte passano dalla sua scrivania, i clienti più importanti vogliono parlare direttamente con lui, le strategie restano spesso nella sua testa più che nei documenti dell’azienda. È una leadership basata sull’esperienza personale e sulla conoscenza diretta del lavoro, qualità che possono essere preziosissime, ma che nel tempo rischiano di trasformarsi in un limite se l’organizzazione cresce.

Quando un’azienda diventa più complessa, infatti, non basta più una persona sola a guidarla in ogni dettaglio. Servono strutture, responsabilità distribuite, sistemi che permettano alle decisioni di essere prese anche da altri. E qui si apre la differenza tra il Paron e l’imprenditore in senso moderno.

Il Paron è indispensabile alla sua azienda. L’impresa vive della sua presenza, della sua esperienza e della sua capacità di intervenire su tutto. L’imprenditore, invece, lavora per costruire un’organizzazione che possa funzionare anche senza di lui. Non perché voglia tirarsi indietro, ma perché ha capito che il vero valore di un’azienda sta nella sua capacità di stare in piedi come sistema.

Per questo l’imprenditore non si limita a gestire l’operatività quotidiana. Si occupa soprattutto della direzione dell’impresa, della strategia, del modo in cui le competenze si distribuiscono dentro l’organizzazione. Dove il Paron tende a centralizzare, l’imprenditore costruisce responsabilità diffuse. Dove il Paron controlla direttamente, l’imprenditore crea processi che permettono all’azienda di funzionare anche quando lui non è presente.

Non è un passaggio semplice. Anzi, è probabilmente uno dei più difficili nella vita di chi ha fondato un’impresa. Significa rinunciare all’idea di essere il migliore in tutto e accettare che altri possano prendere decisioni importanti. Significa trasformare un’azienda che dipende da una persona in una struttura che dipende da un sistema.

In questo senso la metafora del calcio resta molto efficace. Nereo Rocco è stato uno dei grandi allenatori della storia italiana e il suo modo di guidare una squadra era perfetto per il calcio della sua epoca. Ma il calcio è cambiato, le organizzazioni sportive sono diventate più complesse, e oggi una società di vertice è una struttura manageriale molto più articolata.

E' qui che il temporary management può portare concretezza al passaggio rendendolo efficace.



Lo stesso vale per le imprese. Il Paron è spesso stato il protagonista della prima fase di successo, la figura che ha fatto nascere e crescere l’azienda. Ma a un certo punto arriva una domanda inevitabile, quella che ogni imprenditore dovrebbe avere il coraggio di porsi: sto ancora guidando l’azienda come un Paron o sto costruendo un’organizzazione capace di crescere anche domani?

La differenza tra le due cose è sottile ma decisiva. Il Paron costruisce l’impresa. L’imprenditore costruisce il sistema che permetterà a quell’impresa di continuare a vincere anche nel futuro.

Luigi Del Giacco

 
 
 

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