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Cosa succede nella Terra di Mezzo del Consumatore?

  • Immagine del redattore: Luigi del giacco
    Luigi del giacco
  • 5 mag
  • Tempo di lettura: 3 min
consumatore al bivio

C’è qualcosa che sta accadendo in molte aziende, spesso senza essere davvero messo a fuoco. Secondo l’Osservatorio Digital del Politecnico di Milano, meno del 10% delle aziende ha una strategia di customer journey definita. Questo significa che nella maggior parte dei casi il percorso del cliente non è progettato, ma semplicemente “subito”. Le vendite non crollano, il mercato c’è, l’interesse esiste, eppure una parte delle opportunità si disperde lungo il percorso. Non è un problema evidente, non emerge in modo netto, ma si percepisce. È quella sensazione diffusa per cui si potrebbe fare di più, senza riuscire a individuare esattamente dove intervenire.

In queste settimane sto lavorando con un’azienda italiana del settore ludico che opera su più mercati internazionali, una realtà strutturata, con un prodotto riconosciuto, presenza consolidata e una buona capacità di generare contatti. Il cliente arriva, si interessa, si apre una relazione, quindi apparentemente tutto funziona. Eppure una parte delle opportunità non si trasforma in vendita. Non si perde all’inizio, perché il primo contatto avviene con il consumatore, non si perde nemmeno sempre alla fine, perché in molti casi la trattativa parte. La dispersione avviene nel mezzo.

Osservando il comportamento reale del cocnsumatore, emerge una dinamica molto chiara. Nella fase iniziale il cliente entra in contatto con il prodotto senza difficoltà, ma questo primo contatto non sempre si trasforma in attenzione reale. Il valore non è immediatamente chiaro e, in un contesto pieno di alternative, questo basta per perdere interesse. Quando il cliente decide di approfondire entra in una fase più delicata, nella quale non cerca solo informazioni ma vuole capire se può fidarsi, se l’offerta è davvero adatta, se vale la pena andare avanti. Ed è qui che iniziano i problemi. Le informazioni ci sono, ma non sono organizzate per accompagnarlo: il cliente deve ricostruire da solo il quadro, deve fare uno sforzo per capire. E quando il percorso richiede troppo sforzo, il cliente rallenta. Non dice no, semplicemente si ferma.

La situazione diventa ancora più evidente nella fase finale, quando il cliente è vicino alla decisione, l’interesse è concreto, il dialogo è aperto, ma il percorso non facilita l’ultimo passo, non riduce l’incertezza e non accompagna davvero verso la scelta. Il risultato è sempre lo stesso: rinvio o abbandono.

Quello che emerge con chiarezza è che il problema non è il prodotto, né il prezzo, né la capacità di generare contatti. Il problema è il percorso. Il customer journey non è una teoria da inserire in una presentazione, ma è l’esperienza reale che il cliente vive in ogni interazione con l’azienda e, quando questa esperienza non è progettata, si creano inevitabilmente attriti.

Molte aziende cercano di compensare aumentando il traffico, investendo di più in marketing o cercando nuovi contatti, ma se il percorso non funziona questo approccio amplifica semplicemente la dispersione. Si portano più persone dentro, ma non si migliorano le uscite.

Il lavoro che stiamo facendo non è complesso, ma è mirato: rendere immediatamente chiaro il valore per il cliente, semplificare il passaggio tra interesse e decisione e accompagnare il cliente lungo il percorso invece di lasciarlo gestire da solo. Non si tratta di fare di più, ma di togliere attrito.

A questo punto la domanda non è più quante opportunità stai generando, ma dove si stanno fermando i tuoi clienti, perché è lì che stai perdendo vendite ed è esattamente lì che puoi recuperarle più velocemente.

 
 
 

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